Non più di venti minuti, è questa la raccomandazione dei capi azienda ai propri dipendenti.
Venti minuti il tempo limite concesso ad ogni lavoratore per poter distendere la mente, per poter distrarsi, per lasciarsi andare a un po’ di sano svago sulla Rete; venti minuti sono più che sufficienti per ricaricarsi e tornare sereni alle proprie faccende, ai propri compiti, ai propri doveri d’ufficio.
Ciò è quanto emerge da una ricerca dell’Istituto A&F Reserach commissionata dalla Trend Micro sull’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati all’interno delle PMI; il risultato? Favorevoli si, tutti, da dirigenti ai responsabili d’area, ai software innovativi, ai modelli di comunicazione 2.0, ai vantaggi e alle opportunità di settore che da essi scaturiscono, ma estremamente rigidi e vincolanti sul loro tipo di utilizzo o fruizione.
In una esigenza sempre più condivisa di proteggersi, difendere modelli e schemi di politiche aziendali ormai consolidate, il 68% delle piccole e medie imprese, ritiene permissibile un utilizzo non superiore ai 20 minuti al giorno per godere dei benefici della rete e di ogni sua meccanica e funzionamento.
Ad essere messo sotto accusa è proprio l’uso “ingombrante” che può essere fatto del social, e qui viene da pensare alla creatura Facebook di Zuckerberg e alle mille applicazioni disponibili, al cinguettio e ai rumor del Twitter, e allora, ben venga un utilizzo delle piattaforme di istant messaging quando velocizzano i tempi di risposta, quando incrementano le possibilità di collaborazione tra dipendenti o tra reparti diversi, ma da condannare, invece, l’ utilizzo improprio della conversazione telematica quando diventa, invece, sinonimo di distrazione e perdita di tempo, rallentamento o minaccia reale per la disciplina aziendale.
Bisogna in primis distinguere i tempi del lavoro da quelli della pausa dal lavoro, quindi, e le piccole e medie imprese tendono così ad evitare l’emergere di situazioni compromettenti. Attualmente, secondo i dati della ricerca, il 28% delle aziende vieta il totale utilizzo delle piattaforme di rete sul posto di lavoro e, seguendone le riflessioni, questa tendenza sembra destinata ad allargare il suo giro di vittime durante i prossimi anni. Una sorta di paradosso incontrovertibile che registra, quindi, da un lato l’avanzare imperioso delle nuove tecnologie e di nuovi spazi di comunicazione e confronto, dall’altro una chiusura, quasi inaspettata, imprevista, delle aziende e dei suo manager nei confronti di queste stesse aperture e dei propri sviluppi.
Le volontà di restrizione sembrano, comunque, essere solitamente connesse a problemi plausibili di sicurezza informatica: il panico per le incursioni e violazioni di competitor esterni, per possibili perdite di informazioni aziendali, per una comunicazione sempre più free, libera, senza controllo, surclassa e non lascia più campo né dominio disponibile al web, alla rete new del 2.0, alle sue community d’interazione collaborativa.