Giugno 2009. «E’ un progetto strategico che va nella giusta direzione e sul quale è impegnato tutto il governo», così Franco Bernabè di Telecom rispondeva ai giornalisti esaltando le promesse e le aspettative del Piano Romani, un nuovo banco di prova, il passo successivo, la mossa ultima e, forse decisiva, per superare la crisi finanziaria del Paese. E d’altronde le premesse del piano fortemente voluto dal sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani erano di più ampio rispetto: banda larga sull’intero territorio nazionale entro, e non oltre, il 2012 (copertura di 20 MB/s per più del 90% della popolazione, restante servito da connessione rete di 2 MB/s ), risoluzione finale al problema del Digital Divide e garanzia di validità, credibilità, efficienza nelle strette di mano entusiaste di Istituzioni private e Governo.
Novembre 2009, è da poco terminato l’incontro allo IAB Forum di Milano, uno degli eventi più attesi per il settore del web, per tutto ciò che è comunicazione interattiva, mercato digitale, per ciò che rappresenta oggi la Rete, per le sue opportunità di successo e le aperture di sviluppo di un Paese, per l’utente così come per le imprese, per gli operatori. Layla Pavone, Presidente di IAB Italia, dal palco del MIC alla Fiera di Milano lancia un appello quanto mai preoccupante, no forse non è un appello, ma una semplice domanda, lecita per i più, un interrogativo che bisogna di una risposta esauriente, immediata :<<Dove sono i fondi del Governo per il piano di attuazione della Broadband italiana?>>
Per la cronaca, il Piano Romani prevede, dalle intenzioni, un sostegno economico solido e concreto per la realizzazione delle infrastrutture telematiche in Italia, 1 miliardo e 400 milioni, 800 milioni esclusivi dallo Stato e il restante raccolto tramite investimenti dei privati, ma, ironia della sorte, di 800 milioni promessi e decantati, a 5 mesi dall’incoronazione del progetto, la nazione Italia 2.0 non ha ancora visto un centesimo. Una risposta arriva, però, il giorno dopo l’evento milanese dalla voce del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta :<< I soldi verranno consegnati agli operatori solo quando l’Italia uscirà dalla crisi>>. Si scopre così che i fondi sono bloccati alla dogana del CIPE, il Comitato Interministeriale che, di fatto, decide l’elaborazione del programma economico del Paese, e che, al momento, tale programma non solo non prevede alcun tipo di investimento nel mercato del web, ma che lo stesso programma ha modificato, negli ultimi tempi, gli indirizzi e gli interessi della propria politica nazionale individuando nuove esigenze, nuove necessità. Occupazione! indica ad alta voce il Governo, gli 800 milioni dovrebbero essere destinati all’incremento occupazionale e a un “generico” altro: è così che si aiuta il Paese, è così che si esce dalla crisi.
Piccola riflessione: l’Italia, oggi, è in totale controtendenza rispetto alle altre potenze europee, la Francia, la Germania investono e continueranno ad investire nel web nei prossimi periodi, garantendo al settore decine di miliardi di euro l’anno e seguendo, nella pratica, indicazioni e suggerimenti condivisi dalla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea. E’ la banda larga il giusto volano per uscire da una situazione economica di stallo, la risoluzione ottimale per invertire i flussi, per incrementare sviluppo, fiducia, investimenti, posti di lavoro, lo sanno in Europa, lo sanno i professionisti del settore e forse anche la gente ne è al corrente, solo il Governo italiano, ad oggi, purtroppo, non ne è ancora del tutto convinto.